Mesola
              

                                                 

L'origine del nome è riconducibile a media insula, cioè in mezzo all'isola, o, secondo altre fonti, a mensola, ovvero piccola mensa, o ancora a mensa, cioè luogo soprelevato.

Anticamente infatti Mesola era un'isola, un luogo posto più alto, emerso dai detriti depositati dal Po durante le alluvioni.
Il piccolo centro sorge ai limiti del Gran Bosco della Mesola, una delle ultime e più importanti testimonianze delle antiche formazioni forestali che si sviluppano lungo il litorale adriatico attorno al I sec. d.C.

Mesola confina con i comuni di Codigoro, Goro, Berra, con il Po di Goro e con il Veneto oltre il fiume. 

Comprende le frazioni di Ariano Ferrarese, Bosco Mesola, Massenzatica, Monticelli e Santa Giustina.

          

Torquato Tasso nel  1583 scriveva di Mesola:

                         

                   " Mesola, il Po dai lati e il mare a fronte

                     e d'intorno le mura e dentro i boschi

                     e seggi ombrosi e foschi

                     fan le sue bellezze altere e conte

                     e son opra d'Alfonso, e più non fece

                     mai la natura e l'arte e far non lece.

                     Ma che la valle sembri un paradiso

                     la donna il fà che n'ha sembinti e viso. "

           

Mesola: la "Città perduta"

               

Durante il regno del Duca Alfonso II d'Este (intorno al 1570) compare sulle carte geografiche ferraresi una misteriosa struttura: una enorme cinta muraria triangolare della lunghezza di oltre 12 chilometri, posta nella allora chiamata ...

"Isola  di  Mesola".
Nella parte sud-orientale del territorio delimitato dalle mura era già in procinto di essere costruito un palazzo con una propria corte, ma il resto dell'enorme perimetro circondato dalle mura (un'area più vasta della stessa città di Ferrara) era ancora coperto da foreste.
Questo enorme spazio era ufficialmente conosciuto come riserva di caccia per la società aristocratica della zona, ma allora: perché recintarla con mura con annesse torri di guardia?
Perché era stata deciso dal Duca Alfonso II la costruzione di una futura ed enorme città: la
"Nuova Venezia"; costruzione che iniziò intorno all'anno 1580 quando venne completato il castello della Mesola (tuttora esistente).

                                            
Visto questo pericoloso "trambusto" nel 1586 la Repubblica di Venezia, preoccupatasi, decise di sguinzagliare quanto in suo possesso (spie e navi) per informarsi del progetto misterioso in atto. Risultò così che all'interno della gigantesca struttura erano già state tracciate le strade e le piazze con tanto di nome, inoltre si venne a sapere che il Duca Alfonso II aveva decretato che tutti i possessori di una abitazione nella città di Ferrara dovessero costruirne un'altra a Mesola e che era già stata individuata la dislocazione del cosiddetto ghetto ebraico per stabilirvi gli Israeliti incaricati di organizzare i commerci.
Ai Veneziani l'idea di un'altra città portuale a poca distanza non piacque per nulla. Venne così programmata la contromisura più subdola: si sarebbe dovuto derivare un canale dal ramo più a nord del Delta del Po e scaricare la corrente di sedimenti dentro alla sacca di Goro affogando la futura città.
Purtroppo nel frattempo il Duca Alfonso II morì senza eredi e la Chiesa, titolare del feudo ferrarese, nel 1597 estese i confini dello Stato Pontificio fino al fiume Po.  
Il progetto venne comunque portato avanti, pare, anche dal Papa di allora Clemente VII.
Il giorno 26 giugno 1599 le spie pontificie riferirono che entro due giorni i Veneziani avrebbero aperto i cantieri per la costruzione del canale "affogatore".

Per questo motivo il Papa convocò l'ambasciatore della Repubblica Serenissima minacciando ogni sorta di sanzioni sia materiali che spirituali.

Venezia fu però inamovibile e cominciò un lungo periodo di diffide e scaramucce tra i soldati di confine.
Il 27 settembre 1604 il canale venne aperto.
Le conseguenze furono disastrose: in soli dodici anni la sacca di Goro venne completamente invasa dai sedimenti. Rimasero pochi tratti di mura che vennero coperte completamente dalla vegetazione e, agli inizi del XIX Secolo, abbattute cancellando per sempre il sogno del Duca Alfonso II.

                              

"La Mesola" rimane proprietà privata della Casa d'Este fino al 1771.

Dopo alterne vicende, finalmente nel 1919 la S.B.T.F., Società per la Bonifica dei Terreni Ferraresi. acquista l'intero patrimonio e realizza una grande opera di risanamento dei terreni ancora soggetti al dominio delle acque.

Nel 1952, l'Ente Delta Padano, l'ente di riforma fondiaria, entra in possesso dell'intero comprensorio di Mesola, lottizzando i terreni di recente bonifica e procedendo all'assegnazione dei poderi ai contadini. Si può dire che inizia il presente di Mesola: il lento, costante ma crescente sviluppo agricolo. Mais, grano, pomodori e soia, radicchio, cocomeri e meloni, l'ottimo e ormai rinomato asparago verde, sono tra le colture che nel corso degli anni hanno contribuito allo sviluppo e caratterizzato il paesaggio di questo territorio.

      

Il Castello Estense di Mesola

     

II Castello Estense di Mesola venne edificato tra il 1578 e il 1583 per volere di Alfonso II d'Este, da Marcantonio Pasi su progetto di Giovan Battista Aleotti.

Piuttosto che baluardo per la difesa dei traffici fluviali, al confine con la Repubblica di Venezia, è più suggestivo pensare al Castello come "ultima delizia" voluta dal duca in onore della sua sposa Margherita Gonzaga per ospitare la sua Corte, che qui si sarebbe dedicata ad ameni svaghi e imponenti cacce nella foresta circostante.

I bassi edifici porticati, utilizzati  dal personale di corte, che, raccogliendosi a semicerchio, delimitavano il cortile attorno al Castello.

Oggi restaurato ed adibito ad uso pubblico, il Castello è sede di attività congressuali ed espositive.

Centro di Educazione Ambientale

Il primo piano ospita il Centro di Educazione Ambientale (C.E.A.) realizzato dall'Amministrazione Provinciale di Ferrara, sede di una mostra perma­nente sugli ambienti del Delta del Po.

     

  Veduta del Castello Estense e della Chiesa da Ovest

Il Castello Estense da Sud-Est

Veduta aerea del Castello Estense e del Centro di Mesola

        

La Chiesa

A fianco del Castello sorge la chiesa dedicata alla Natività di Maria Santissima, costruita intorno al 1785 per volere dell'imperatrice Maria Teresa d'Austria.

Il "tempio", di chiara impronta barocca, è ad unica navata; l'interno, spoglio ma non disadorno, presenta agli altari delle cappelle laterali pregevoli tele.

Di grande interesse è l'antico organo a canne del Fedeli che risale al 1795.

                                                     

Superficie: kmq 84.17
Altimetria: m.
1
Popolazione: 7.965
Densità: 94.60