Lettera pubblicata su...

"Il Galletto"

Notiziario dello Scautismo Cattolico dell'Emilia Romagna

Anno XXXXII - Aprile 2005

di   Massimo Ghirardi  -  Akela  Parma 6

                     

Carissimo Galletto, una nostra sorella capo ci ha raccontato la sua storia e ci ha offerto la sua testimonianza, pubblicata sul numero di novembre. Oltre la sua vicenda personale ed umana, cui è dovuto rispetto e attenzione, l’intento nel pubblicarne la lettera è stato quello di suscitare dibattito sul tema della morale sessuale ed sui modelli di comportamento concreti, che evidentemente necessita di continuare ad essere trattato, sia per la valenza che ha per noi in quanto educatori, sia per un necessario confronto rispetto agli insegnamenti che vengono dalla Chiesa.
Dico
subito che, se si parte dal presupposto che questi insegnamenti debbano essere considerati a priori indiscutibili, non c’è dibattito che tenga ed ogni discussione è inutile ed oziosa; in quest’ottica l’unica cosa possibile è il conformarsi a tali indicazioni giudicando negativamente ciò che se ne discosta.
Poi si potrà entrare nel merito di cosa possa comportare questo giudizio, se cioè ne debba derivare una sanzione (nella partecipazione ai sacramenti, nello svolgimento di una funzione educativa, etc.); se però si accetta come vero quel presupposto l’unica conseguenza possibile è che non è lecito discostarsene.

Possiamo però limitarci a questo? Al di là delle decisioni personali, penso che non possiamo evitare i perché che ci vengono dai ragazzi. Perché non deve essere lecito avere rapporti prima del matrimonio? Su cosa si basa questo insegnamento? Quali le motivazioni di una regola che viene posta come imperativo di comportamento moralmente accettabile?

Da quando ho l’età della ragione (ormai diversi decenni), le risposte che vengono a questi interrogativi si articolano, sinteticamente, intorno a 2 capisaldi:

• necessità di preservare la purezza in vista del dono di sé nel matrimonio;

• il rapporto d’amore fisico deve essere inteso come finalizzato al dono della vita.

Al di fuori di questo, ogni comportamento è da considerarsi moralmente illecito; in coerenza con questi precetti, peraltro, illeciti devono essere considerati anche altri comportamenti, dalla masturbazione all’uso di anticoncezionali, solo per citarne alcuni.

La purezza innanzitutto: Quale concetto ne abbiamo? Se non avere rapporti prima del matrimonio la preserva, logica conseguenza porta a ritenere il rapporto sessuale come un qualcosa che intacca la purezza stessa.
E’ possibile affermare questo? lo affermo che non è possibile; mi chiedo come sia concepibile che un rapporto d’amore possa venir in qualche modo inquinato dalla relazione fisica.

Nella mia esperienza, parziale finché si vuole, non concepisco nemmeno il distacco fra amore e amore fisico che invece sono un tutt’uno, inseparabile, che si alimenta da sé stesso e che non viene intaccato ma semmai accresciuto dalla relazione fisica. Non mi sfugge che è possibile fare mercimonio di sé, così come è possibile sbagliare in buona o in cattiva fede; certo è responsabilità di ognuno custodire il proprio corpo ed il corpo delle persone che amiamo.
Ma questo nostro corpo è lo stesso che può prodigarsi in azioni di amore come in azioni violente, ed è questo che discrimina fra ciò che è lecito e ciò che è illecito, non certo il fatto che il corpo sia partecipe e protagonista di un atto d’amore.
Amore fisico peraltro che si esprime in una molteplicità di gesti, ricchissimi di doni per gli amanti, senza intaccare la purezza dell’amore.
Come ritenere illecite le carezze, i baci, e ogni altro contatto che, viceversa, fanno scoprire con gioia il dono del proprio corpo che cambia, unitamente al dono inestimabile di scoprire l’amante non più come altro, ma come parte di sé. Analogamente, è inspiegabile l’ostracismo che si rivolge nei confronti del rapporto di unione completa, come se quello solo intaccasse la purezza.
Venendo al secondo punto, affermo che nel rapporto d’amore il dono della vita si realizza innanzitutto fra le persone che si amano. Ricevo e dono vita alla persona che amo, e prima ancora che si realizzi il dono misterioso e sublime del concepimento di una nuova vita questo già avviene tra persone che si amano, nel momento in cui esse si amano.


Mi è quindi insopportabile l’idea di un amore che è lecito solo se “finalizzato”; a nulla può essere finalizzato l’amore, se non a sé stesso. L’amore o è gratuito o non è, come lo si può sottoporre ad un fine?

Detto questo, lungi da me voler sottovalutare le indicazioni della Chiesa; non posso tuttavia, in coscienza, nascondermi che esse mi appaiono estremamente deboli, insufficienti e in idonee a guidare i miei comportamenti.
Non si tratta certo di aderire acriticamente ad una malintesa “modernità”, intesa come rifiuto di interrogarsi sul limite del giusto e del lecito;
si tratta piuttosto di esercitare noi stessi ed insegnare ad esercitare ai ragazzi la difficile arte della responsabilità, che mai può essere elusa.
Venendo poi alla vicenda della nostra sorella capo, mi pare che la sua Co.Ca. si sia assunta una grave responsabilità. Certamente la Co.Ca., nell’affidare gli incarichi di conduzione delle unità, ha fra i suoi compiti di prendere decisioni a volte difficili e dolorose. Se tuttavia il solo motivo dell’esclusione dal servizio fosse legato alla sua situazione sentimentale e familiare, la mia opinione è che si è trattato di un errore grave, di un’esclusione non giustificabile. Dico questo con tutta la fraternità possibile nei confronti di chi immagino non avrà certo preso questa decisione alla leggera; fraternità che manifesto infine a questa nostra sorella, augurando ogni bene a lei e alla sua nuova famiglia.