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Educare
alla
Politica:
l'impegno dei cattolici
di Edo
Patriarca
(Presidente AGESCI)
Cosenza, Università
Cattolica -
Novembre 2000 |
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Alcune
domande per avviare la riflessione.
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La politica appartiene ancora solo agli
strumenti della statualità che sono i partiti, o invece essa deve ripartire
dai luoghi del sociale?
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Se fosse così, come la società civile può
svolgere questo ruolo?
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È possibile ricostruire un patto di valori
condividi?
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Come vivere l’esperienza politica da credenti,
all’interno di questo bipolarismo?
1.
Abitare il tempo: non rinunciare a leggere i segni dei tempi, ad interpretare, a
lasciarsi interpellare dalla realtà.
In particolare occorrerà
contrastare:
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l’omologazione tecnologica indotta dalla
globalizzazione;
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il predominio dell’economia sulla politica e il
rischio di una sua emarginazione;
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la mercantilizzazione anche dei mondi vitali e
l’appannamento del valore del dono e del gratuito;
-
l’individualismo, l’oggettiva difficoltà alla
partecipazione, l’indebolimento delle reti comunitarie;
-
il rischio dell’involuzione del sistema
democratico che può divenire preda di derive personalistiche, e lo
scadimento etico: linguaggi slogan e scarsa attitudine alla riflessione.
Occorrerà leggere il tempo
con gli occhi della fede, certi della forza inarrestabile del "seme" e del
"lievito" evangelico, per abilitarsi a leggere i segni deboli della storia; a
vivere le virtù della sobrietà, tolleranza, pazienza, le virtù meno testimoniate
in politica.
Come credenti evitiamo alcuni
rischi:
quello dell’accidia: che
consiste in una neutralità appiattita che ha paura di valutare oggettivamente le
proposte secondo criteri etici; si prende atto della diversità senza che si dia
luogo ad un dialogo che aiuti a maturare conclusioni condivise (C.Martini);
quello di ridurre la presenza
dei cattolici entro un falso moderatismo che appanna la forza trasformante della
Parola;
quello della sindrome da
accerchiamento: che utilizza, di solito, il linguaggio incattivito, o viceversa
il piagnisteo, dimenticando che il messaggio cristiano è sempre eccedente
rispetto alla capacità dell’uomo e della città di accoglierlo.
2.
Abitare la città da credenti.
Alcune piste di riflessione:
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impegno a ritrovare valori condivisi per
stipulare un nuovo patto di convivenza; l’impegno dei cattolici a dire
l’interesse per il bene comune (la persona, la famiglia e le comunità
intermedie, l’attenzione alle categorie sociali più deboli, la dottrina
sociale della Chiesa) senza apparire talvolta difensori di interessi
particolari;
-
sperimentare nella comunità cristiana il
discernimento comunitario, provando a pensare politicamente; e rafforzare la
dimensione laicale e la formazione spirituale;
-
coltivare percorsi esigenti di educazione alla
politica, soprattutto tra i giovani, senza mai immaginare la riduzione
dell’impegno politico al solo ambito sociale e caritativo;
-
promuovere regole di consenso tra i cittadini:
convincimento, pazienza, trasparenza, sono alcune parole chiave;
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essere "tessitori", sartorie di società civile:
luoghi della cittadinanza operosa in cui i conflitti cercano di ricomporsi,
ma ad un livello superiore;
-
ridare densità politica al nostro agire
sociale, dare prospettive, progettualità e respiro alla nostra azione di
volontariato;
-
vivere il principio "mariteniano" della
distinzione senza separazione tra fede e politica, contro forme di neo
collateralismo;
-
approfondire alcuni snodi tematici, oggi di
grande attualità: la pace e i conflitti, la dimensione internazionale, il
welfare, il federalismo e la sussidiarietà, la comunicazione, la bioetica,
la democrazia e la partecipazione, l’immigrazione e la dimensione
multiculturale.