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Educare
alla
Essenzialità
di Edo
Patriarca
(Presidente AGESCI)
Bologna - S. Domenico -
5 Marzo 2001 |
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E’
un tema di forte attualità, affascinante e per certi versi "sovversivo" rispetto
al tempo che stiamo vivendo.
Le
premesse, le attenzioni.
Anzitutto, evitiamo, nel trattarlo, alcuni rischi, per così dire culturali, che
possono inficiare una riflessione serena su questo bellissimo tema, tanto caro
allo scoutismo e alla sua proposta educativa:
non
adottiamo ideologie punitive, pauperistiche, che vorrebbero "imporre"
l’essenzialità e demonizzare qualunque progresso verso il benessere;
evitiamo, d’altra parte, il perbenismo dei ricchi-sobri, di coloro cioè che
avendo raggiunto un alto livello di sicurezza economica possono "permettersi il
lusso" di predicare l’essenzialità o la gratuità;
evitiamo di collegare questo tema a forme di spiritualismo vuoto o di fughe new
age: la scelta per l’essenzialità è una scelta fondata sull’amore per gli altri,
sul desiderio di giustizia;
sveliamo, quando necessario, quelle forme di economicismo e di mercatizzazione
che inquinano sottilmente il valore della gratuità e le sfere della dimensione
personale da sempre immuni —grazie a Dio- dalle logiche del mercato.
Un
possibile itinerario per crescere nell’essenzialità.
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La dimensione personale e
comunitaria.
I tratti di "una persona" e di uno stile di vita per la qualità contro la
dittatura della quantità.
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La cortesia, la cura
e la premura nelle relazioni personali: tante relazioni ma tanta
superficialità, tanti contatti con i "siti/persone"; poca l’avventura
alla scoperta dell’altro e tanta la "pornografia degli affetti" che ci
propinano i media.
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La dimensione del
dono e del gratuito: vivere la vita sempre in perdita con quell’atteggiamento
non distratto dagli orpelli, dal superfluo, da un dire ridondante ma
attento all’essenziale dei problemi, alle questioni che ci appassionano,
al valore d‘uso degli oggetti che ci circondano, per non farci
sommergere dall’inutile consumistico.
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Il gusto della
bellezza: l’essenzialità vissuta come virtù interiore è abituata e
educata alla bellezza. Alla bellezza dell’arte, della musica, della
natura, dei nostri monumenti. Ne sa cogliere i tratti profondi, non si
accontenta delle apparenza, accetta la sfida del mistero. E poi c’è la
capacità di cogliere la bellezza delle persone, qualunque siano le
diversità etniche o culturali o religiose. Si diventa così esperti di
umanità, e Dio sa come oggi siano pochi.
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Il tempo "lento"
dell’ascolto: contro il tempo tecnologico —efficiente ed efficace- che
ci costringe a vivere e a crescere in fretta, facendoci perdere nel
labirinto del sovrabbondante. E’ il tempo essenziale e un po’ inutile
del caminetto o del muretto dei nostri ragazzi, del conversare di sport
o della Ferrari. E’ il tempo "inutile" del Signore.
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L’esercizio della
castità: la castità come modo di rapportarsi con le persone e le cose,
il rispetto profondo dell’altro, il preservare contrapposto al
consumare, la fratellanza e la cooperazione contrapposta alla
competizione estrema.
Come si possono proporre
queste piste di lavoro ai nostri giovani? Lo scoutismo lo fa in modo "semplice":
proponendo la vita all’aperto e l’ambiente naturale come scuola di essenzialità,
l’incontro con testimoni che incarnino nella concretezza i valori cui facevo
riferimento, nell’educare alle virtù indicate nella legge scout (cortesia,
laboriosità, purezza…), nell’esperienza del discernimento comunitario e del
silenzio.
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La dimensione civile e
politica:
il ruolo della società civile organizzata .
E’ una realtà che sta
crescendo sempre più nel nostro Paese. Nascono coordinamenti, reti,
collaborazioni, segni di una società civile vivace e per nulla rassegnata.
Educare all’essenzialità:
quali compiti assegnarci come associazioni, come movimenti?
Ne indico solo alcuni.
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Uno
sfondamento culturale contro il pensiero unico del mercato: i
movimenti antiglobalizzazione (con i limiti e ambiguità che li
percorrono), le associazioni di tutela dei consumatori, le
associazioni di tutela dei diritti di cittadinanza —delle categorie
sociali i più deboli in particolare- sono in forte crescita. Possono
divenire luoghi per pensare ad un progetto di società diverso?
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La capacità di
elaborare modelli di sviluppo compatibili e solidali: l’economia
sociale, la finanza etica, l’economia di comunione possono
contaminare tutta l’economia e non solo rimanere esperienze di
nicchia? E’ possibile immaginare una economia attenta all’uso
corretto delle risorse, rispettosa delle diversità e delle
tradizioni dei popoli, solidale e impegnata a superare il divario
spaventoso tra Nord e sud?
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Il sostegno
alla costruzione delle reti di solidarietà mondiali, del terzo
settore, per costruire una cittadinanza mondiale di popolo.
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L’impegno a
rinnovare la politica: una politica più sobria, capace di
misurarsi con la complessità di una società moderna, che accetta di
"stare sui problemi", che sa essere competente, che sa assumersi le
responsabilità oltre i sondaggi di opinione e le necessarie
concertazioni; che assume come determinante e come "indicatore di
qualità" l’impegno per la solidarietà agli ultimi e a tutti coloro
che vivono la vita quotidiana all’insegna della precarietà,
dell’insicurezza.
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Come comunità
cristiana: più coraggio a stare sulla frontiera
e un laicato più maturo e responsabile;
evitiamo la sindrome dell’accerchiamento; accettiamo la sfida, senza
rassegnazione, dell’impegno ad incarnare oggi la buona novella senza
mai pensare che questo tempo sia più difficile di altri. Il Signore
continua a percorrere le strade di questo mondo e ci chiede, come a
Zaccheo, di scendere dall’albero e camminare con Lui.