Riti e Cerimonie nell'esperienza Scout

              di  Anna Perale   (Ex Capo Guida)
             [Incontro Pattuglie Nazionali,  Febbraio 2001]

                   

DEFINIZIONI
Il mio intervento cercherà di offrire qualche spunto di riflessione a proposito dell'utilizzo educativo di riti e cerimonie, come strumenti del metodo scout declinato nelle tre Branche.
Daremo a "cerimonia" un significato più specifico, più connotato: le cerimonie sono i riti scout, che si svolgono secondo modalità codificate da precise, riconosciute regole ufficiali associative e/o da tradizioni di Gruppo, che segnano momenti particolarmente significativi della vita collettiva e dell'avventura del singolo nella comunità scout.

La cerimonia scout per antonomasia è la Promessa.

Rito nell'etimologia sanscrita si riferisce a ordine religioso e nell'etimologia greca a numero: significa sequenza ordinata di gesti che rimandano a un significato e che rendono presente questo stesso significato nel loro svolgersi qui ed ora.
Rito = Gioco-azione che trasmette-costruisce un senso attraverso l'ordine dei fatti e dei gesti vissuti dai protagonisti.
I riti appartengono e definiscono la quotidianità della vita scout, ci accompagnano costantemente, anche se non sempre siamo consapevoli di agire, appunto, ritualmente.
Se un antropologo dell'educazione venisse a studiarci, racconterebbe e coglierebbe la nostra cultura comune attraverso ciò che si ripete in una sequenza prevedibilmente ordinata, in cui ciascuno ha una parte.

CERIMONIE E RITI DI UN UNIVERSO SIMBOLICO
Cerimonie e riti, insieme con linguaggio e segni, costituiscono l'UNIVERSO SIMBOLICO che caratterizza l'esperienza scout.
Simbolo significa UNIONE DI SIGNIFICATI : un oggetto, un nome, un'immagine un'azione assumono un significato aggiuntivo, rispetto a ciò che sono ed appaiono, ed il nuovo significato è il nuovo "nome della cosa", perché sa unire, come un ponte, passato e presente, il soggetto e gli altri, sé e la realtà.
Il simbolo non è mai invenzione o semplice convenzione, ma si radica nell'esperienza e nella memoria ed è frutto di un'operazione attiva di significazione, di attribuzione di senso e di ri-conoscimento, da parte di un soggetto che vive in relazione con gli altri.

Lo scautismo caratterizza e struttura la sua proposta di crescita intorno ad un ricco universo simbolico, fatto di più mondi simbolici intrecciati, ciascuno con i suoi segni ed il suo linguaggio.
La grande metafora dell'avventura, dell'esplorazione e della frontiera rappresenta la prospettiva di senso e suggerisce trame di gioco e d'esperienza dell'avventura stessa. Partecipare alla vita scout è andare a giocare al Bosco, alla Giungla, agli Esploratori, ai Pionieri, agli eroi della frontiera, che accettano le sfide e si mettono alla prova.
I grandi riti dell'avventura sono le Cacce, i Voli, le uscite, i campi, le routes, gli hykes, le missioni.
La natura, la vita all'aperto regalano a questi riti il sapore dell'autenticità e della verità.

La Promessa, l'uniforme, i distintivi, la Legge, i Totem, la Fiamma, la Carta, gli urli sono i simboli di appartenenza ad una comunità, che condivide l'avventura.
La Promessa è il rito di iniziazione ed accoglienza, simile a tutti i riti di iniziazione ed accoglienza (preparazione, chiamata personale, accompagnamento, prova, investitura, riconoscimento).
Indossare l'uniforme per la riunione è un rito di vestizione/identificazione.
Gli urli di sq. e i Grandi Urli sono riti di affermazione di un'identità comune.
Ma sono rituali e di grande importanza anche i modi con cui inizia e finisce un incontro o anche una fase specifica della riunione.

Lo Stile in fondo è il risultato di una ritualità complessa.

Le immagini e i distintivi della Pista, del Sentiero e della Strada, le cerimonie di passaggio, il racconto della Corsa di primavera e dell'ultimo volo, la conquista del nome di caccia, la Partenza sono i simboli del percorso personale di crescita da cucciolo-zampa tenera a uomo e donna di frontiera.
Particolarmente importanti come riti di passaggio, cioè come sostegno nel cambiamento e conferma dell'avvenuta trasformazione,
- i racconti iniziatici delle branca L/C
- la conquista del nome di caccia in branca E/G
- la cerimonia della firma della carta di clan
- la Partenza R/S.

IL PROTAGONISMO DEI RAGAZZI
Il protagonismo cambia con le età.
Molto importanti i riti di appartenenza per gli L/C, guidati e costruiti dai Capi, rassicuranti nella loro prevedibilità e presenza costante.
Come il bambino piccolo impara il significato delle parole, il nome delle cose e il senso delle azioni attraverso le routine quotidiane con la mamma, così i L/C hanno bisogno di luoghi e modi costanti e rituali per dare senso al gioco.

I riti di P.P. sembrano più importanti per gli E/G , perché permettono la conferma di un'identità in costruzione attraverso il riconoscimento e l'incoraggiamento della comunità di appartenenza.
Se c'è insofferenza, talvolta fino alla trasgressione, per i riti di appartenenza gestiti dai Capi, crescono in forza e resistenza le tradizioni e i riti creati e gestiti dai ragazzi stessi, che possono essere valorizzati positivamente (il nome di caccia) ma debbono anche essere controllati criticamente (nonnismo, totemizzazione traumatica), pur consapevoli del valore paradossale dell'iniziazione negativa.

In branca R/S si assiste (e si costruisce) ad una progressiva spoliazione dai rituali per una interiorizzazione ed esplicitazione dei loro significati. Possiamo considerare il grande rito della partenza come una spoliazione vera e propria, inversa alla vestizione della promessa, in cui il nuovo viaggio si avvale di un bagaglio tutto interiore.
Più che un cambio di pelle si parte accettando di mostrarsi nudi, accettando ed offrendo ciò che si è e si è diventati.

RUOLO DEL CAPO
Poche cerimonie, belle e sobrie, che si staglino nella memoria come ricordi indelebili.
Molteplici riti che scandiscono la quotidianità ed il tempo condiviso, della cui presenza occorre consapevolezza.
Intreccio rito/luogo: nessun rito è decontestualizzato. Reciproco scambio di valore tra luogo e rito.
Il ruolo del capo è importante e difficile, perché è contemporaneamente regista ed attore della maggior parte dei riti.
Ha la responsabilità di suggerire e governare la trama dell'avventura, dell'appartenenza e della progressione, mantenendone il controllo e la visione complessiva.
Ha la responsabilità di porsi come sostegno e guida nelle prove che un'esperienza vera impone, a volte previste e a volte imprevedibili, partecipando in prima persona all'avventura stessa, mettendosi personalmente dentro il gioco dell'appartenenza comunitaria e sperimentandosi in crescita permanente.
Attento a non diventare prigioniero della metafora dell'avventura o dell'intreccio dell'impresa, perché il copione serve se rende protagonisti i ragazzi, non se impone l'adesione a una parte e a significati preconfezionati, non se scade nel ritualismo.
Deve infine vigilare sul rischio, sempre presente in chi si muove in un universo simbolico, di vedere trasformati i simboli e i riti in "cose" svuotate del loro significato allusivo, di sentire la Parlata Nuova trasformata in parole-pietra, in materia opaca e non più trasparente, perché è mancato un vero protagonismo degli attori; o perché la cultura del tempo si è appropriata degli stessi simboli, modificandone il senso; o perché il ragazzo è andato oltre quel simbolo e quel linguaggio nel suo cammino di comprensione del mondo e di sé.
Erickson, uno degli autori più significativi rispetto al ciclo vitale, ai compiti, alle sfide e alle conquiste di ogni età della vita umana, dice che il compito dell'età adulta, se non vuole perdersi nella disperazione e nell'egoismo, è prendersi cura dei giovani, proprio attraverso la ritualizzazione, attraverso la trasmissione-testimonianza-condivisione di senso in luoghi e momenti concreti di vita comune.
Il ritualismo, ripetitivo e sterile, svela e nasconde il vuoto di senso, la paura adulta, l'attaccamento agli idoli che danno sicurezza.
La ritualizzazione è invece la messa a disposizione di ciò che, nel corso del proprio viaggio, si è rivelato prezioso.
E'scommessa sulla solidarietà e sulla continuità tra generazioni, sulla possibilità di intendere ed intendersi nel linguaggio dell'amore, quando arriva (ed arriva per tutti) il momento della prova.
(Penso al rito della buona notte per Emanuele, che teme il mistero del buio e del sonno.
Penso al rito del buon giorno per Chiara, che teme il momento difficile di uscire dall'abbraccio della mamma per andare a scuola.)