Quale Sessualità per essere felici?

                                                

Tratto da un Articolo del Notiziario della Regione Emilia Romagna 

"Il Galletto" del Marzo 2005

di   Don Danilo Manduchi (A.E. Emilia Romagna)

                       

Tutti nella vita perseguiamo un obiettivo ultimo: essere felici.

Tentiamo di raggiungere questo obiettivo ultimo attraverso delle mete “penultime” che potremmo chiamare:
• realizzazione professionale (avere un lavoro che ci piace, che ci consenta di vivere dignitosamente, che ci faccia sentire collaboratori dell’opera creatrice di Dio)
• realizzazione sociale
(avere degli amici che ci facciano sentire ed essere importanti per qualcuno)
• realizzazione sentimentale/sessuale
(avere un partner con il quale condividere in grado sommo l’avventura dell’esistenza)


Tra l’altro proprio a questo livello si colloca la dinamica della fede cristiana che consiste in una chiamata a QUELLA precisa ipotesi di vita che Gesù Cristo ha consegnato all’uomo e alla storia: questa ipotesi ha la pretesa di dare gioia al nostro cuore.

Il cristiano è colui che pensa e sperimenta che vivere realizzazione professionale, sociale e sentimentale come Gesù Cristo ci ha testimoniato e insegnato da realizzazione, pienezza, felicità alla sua vita e a quella dell’umanità.
Tutti sappiamo l’importanza di avere un buon lavoro e degli amici sinceri ma tutti sappiamo altrettanto bene che la realizzazione sentimentale/sessuale non è aspetto affrontabile superficialmente e tanto meno eludibile, che questa viene — probabilmente — anche prima delle altre due.
Qual è allora la PROPOSTA Dl GESU’ in questo ambito così fondamentale della vita, se attraverso di esso passa gran parte della possibilità di felicità della persona?


Nella “mentalità del mondo” la sessualità è concepita in vari modi...


1. Per alcuni essa è un tabù
Ogni cultura conosce particolari meccanismi di controllo sociale per il corretto funzionamento della vita collettiva. Il tabù (dalla lingua polinesiana tapu = proibito) ha una sua funzione positiva di difesa da forme avanzate di degrado (si pensi al tabù dell’incesto presente in tutte le culture). Tuttavia l’utilizzazione del tabù come strumento di persuasione e di educazione ai valori solleva forti riserve: un ricorso indiscriminato ad esso porta alla nevrotizzazione del comportamento. Nella cultura contemporanea emerge come chiara linea di tendenza lo sforzo, ambivalente nei suoi risultati ma certamente positivo nel suo intento, di liberare la sessualità dalla sfera del tabù per restituirle dignità e forza di convincimento. Questo non vuoi dire che la società non debba difendersi da eventuali

tendenze distruttive e neppure che la persona debba ignorare la propria responsabilità sociale e personale.
Come contenuto di tabù la sessualità riceve il più forte attacco dalle tesi di Wilhelm Reich che, nel secondo dopoguerra, teorizza la ‘rivoluzione sessuale’ quale elemento di crescita verso la maturità personale e collettiva. La cultura contemporanea risente fortemente dell’appello e delle intenzioni di Reich e ha sviluppato un atteggiamento di liberazione e di permissività, sulle cui proporzioni e conseguenze ci sarebbe senza dubbio da discutere.


2. Per altri la sessualità è un oggetto di consumo
Liberata dai meccanismi di controllo e riconsegnata all’individuo non sempre previamente ad essa educato, la sessualità è divenuta oggetto di ampio consumo, sia in senso privato che in senso pubblico. Nella morsa della civiltà consumistica, dove cresce la domanda sull’avere e decresce la domanda sul senso, la sessualità diventa oggetto di scambio materializzato.

L’esercizio dell’attività sessuale assume la dimensione di un banco di prova del proprio “valore".

Presso adolescenti e giovani (ma non di rado anche presso adulti anagrafici) riuscire nell’intendimento predatorio comporta un’autoaffermazione, una conferma della propria immagine.

Ne deriva una condotta sessuale misurata quantitativamente sulla prestazione che si riesce ad offrire, con una forte riduzione della sessualità ad atto sessuale, prevalentemente genitale.

 
3. Per altri ancora la sessualità è ambito di riappropriazione
Il femminismo ha scosso la cultura maschilista liberando la donna da antiche forme di schiavizzazione consolidando nella donna una nuova coscienza della propria femminilità, della propria corporeità e, per conseguenza, della propria sessualità.

Da oggetto di consumo a misura di maschio la donna si è reinventata come soggetto di storia.


4. Da ultimo ma non poco importante la sessualità può indurre a paure
La più frequente di queste è quella dell’ Aids e/o di altre malattie.
Ci si trova di fronte ad una crescente domanda di tipo "igienista". Questa esigenza di proteggersi dall’infezione può determina re una mentalità nella quale la preoccupazione maggiore
nell’esercizio della sessualità viene spostata dalla qualità personale ed interpersonale del rapporto alla semplice ‘pulizia’ di esso.
Potremmo concludere che, dalla descrizione dal contesto culturale del mondo attuale, attraversato da tendenze di liberazione e dal desiderio di umanizzazione ma anche soffocato da un’esaltazione sproporzionata e funzionale della sessualità, emerge il pericolo che il vissuto sessuale venga banalizzato, ridotto ad oggetto di gioco o di consumo.

                            

QUALE, INVECE, IL SENSO CRISTIANO DELLA SESSUALITÀ?

a. L’Antico Testamento
All’essere persona appartiene in senso proprio ed intrinseco l’essere maschio o femmina. In quanto maschio e femmina la persona è immagine di Dio (Gn 1,27); e poiché l’essere maschio o femmina è impensabile senza il corpo e la specificazione sessuale, ne deriva che l’uomo è immagine di Dio proprio nella completezza della sua unita di corpo-anima.
Non è affatto tipico dell’Antico Testamento un atteggiamento di disprezzo del corpo, proprio per la carica di immagine di Dio che l’attraversa. La cura della bellezza è vista positivamente (Gn 1,3; Est 2,12), anche come elemento di apertura all’altro, di attrazione sessuale e come momento dell’amore. Tuttavia l’Antico Testamento conosce anche la debolezza e la tentazione cui la sessualità è esposta; ci parla pure del dolore del parto e della tristezza costituita dalla sopraffazione del maschio sulla donna; vi troviamo le storie di infedeltà e di peccato che sfigurano il volto della sessualità.
Ma il quadro globale è positivo: «Dio vide tutto quello che aveva fatto ed ecco che era molto buono» (Gen.1,31).


b. Il Nuovo Testamento
La sessualità non costituisce un problema particolare per la tradizione evangelica, cui sostanzialmente interessa ripetere che
la sessualità un dato voluto da Dio, non un male e neppure solo una funzione dell’essere umano, ma il suo modo d’essere.
In due testi (Mc 10,6-9; Mt 19,4-6), in cui si trova il richiamo a Gn 1,27 e 2,24, Gesù fa menzione esplicita della finalizzazione unitiva di apertura umanizzante all’altro.

La sessualità assume un aspetto di progetto (saranno una sola carne) e non di meccanismo biologico.
Aggiungendo poi le parole «l’uomo non separi ciò che Dio ha unito» (Mc. v. 9; Mt v. 6), Gesù mostra che a fondamento dell’amore tra l’uomo e la donna, di cui/a sessualità è segno e strumento, sta l’amore creativo di Dio, che si rende presente appunto mediante l’amore degli uomini.


c. Il Magistero
Nella storia della Chiesa vi sono state indubbiamente molte ombre circa il tema della sessualità e della corporeità. Anche se da alcune di queste occorre continuare a guardarsi, IL MAGISTERO DELLA CHIESA DI OGGI afferma con forza in termini positivi l’indole sponsale del corpo e la natura della componente relazionale insita nella sessualità. Infatti la sessualità non ha solo una caratteristica di funzionalità ma è propria dell’essere della persona umana.