Quale SESSUALITA’ per essere FELICI?

Tratto da un Articolo del Notiziario della Regione Emilia Romagna 

"Il Galletto" del Maggio-Giugno 2005

di   Don Danilo Manduchi (A.E. Emilia Romagna)

                       

Seconda parte (la prima parte è pubblicata sul Galletto di Marzo 2005)

Dopo aver identificato alcuni degli approcci alla sessualità secondo la “mentalità del mondo” ed aver precisato quali tracce il senso cristiano indica nell’Antico e nel Nuovo Testamento,  la evidenza di oggi nel Magistero della, Chiesa chiama ognuno per nome alla scoperta della propria identità di uomo e donna, figli di Dio.
 

1. Il Tu e il Noi
L’uomo
in divenire scopre la propria identità e la differenza che lo separa dall’altro.  In questo confronto con
l’alterità
dell’altro egli vede anche la possibilità del rapporto comunicativo, al quale orienta i[ proprio sforzo di
maturazione, per colmare l'insufficienza e uscire dalla solitudine.  Il corpo proprio e quello dell’altro sono il
luogo dove
si realizza la possibilità dell’incontro: perciò la sessualità che segna il corpo diventa essa stessa luogo dell’esperienza dello stare di fronte all'altro e del poter costruire con l’altro una relazione.
Nel rapporto con l’altro la sessualità assolve alla funzione di linguaggio, è il modo di porsi l’uno dì fronte
all’altro per una comunicazione costruttiva.  Nella nostra cultura di consumismo sessuale, invece, la sessualità, è spesso ridotta a cosa: essa non segna un cammino dell’uno verso l’altro in ordine alta costruzione del ‘Noi’, ma stigmatizza due ‘Io‘ che restano sempre estranei l’uno all’altro.  In questo caso, la sessualità, svuotata di ogni significato di comunicazione, viene ridotta ad esercizio di atti, a tecnica di relazione e non conduce a un salto qualitativo nel cammino di maturazione verso il divenire persona e la costruzione del rapporto interpersonale.

2. Apertura alla vita
Un tempo si faceva consistere il significato della sessualità quasi esclusivamente nella sua dimensione procreativa: crediamo che, ora -
 a differenza di allora -  sia necessario affermare con forza questo aspetto.  Vi è infatti una chiusura nei confronti della vita che può comportare a un restringimento di orizzonti nella vita della coppia ed ad un ripiegamento di questa su se stessa.  E’ perciò importante la ricerca di un equilibrio tra la visuale procreazionista ad ogni costo e la visuale in cui la sessualità sia solamente oggetto di vissuto intersoggettivo senza apertura verso altre creature.  Come dall’isolamento dell’lo si esce solo mediante una sessualità aperta al Tu nella tensione creativa del Noi, così dall’isolamento del noi-coppia si esce solo mediante una sessualità aperta al valore creativo del “Noi-famiglia”.

3. La gioia ed il piacere sessuali
Se in passato questo concetto è stato molto demonizzato, ora sembra teorizzato il piacere come senso della sessualità: è il moderno edonismo.  Crediamo sia possibile affermare la considerazione positiva e la funzio
ne armonizzante di gioia che una sessualità ordinata è destinata a produrre senza cadere in un edonismo fine a se stesso.  La capacità di vivere con gioia il proprio corpo come proprio sé e la volontà non distorta di metterlo in rapporto con il corpo e la vita dell’altro producono la sensazione del piacere che attraversa il corpo ed investe l’intera persona.
Occorre uscire dal pregiudizio che ciò sia facile, praticabile senza troppo investimento di responsabilità. Tutt’altro: esso
è fortemente impegnativo e domanda l’investimento di una responsabilità permanente.

4. La sessualità è una realtà personale ma non in senso individualistico.
C’è
una dimensione progettuale e sociale della sessualità.  Vivere una sessualità integrata, armonica, capace di accogliere il proprio corpo e di aprirsi all’altro nel servizio creativo alla vita vuoi dire, in ultima analisi, concorrere a mettere le basi di una comunità umana rappacificata, nella quale si superano le lacerazioni prodotte dalla paura dell’altro e si ricompongono le divisioni frutto di aggressività e di prepotenza.

5. Occorre passare da una logica dell’atto sessuale ad una logica della persona.
La persona è responsabile delle sue azioni e delle sue scelte etiche, sia nei confronti di se steso sia nei confronti degli altri.  Egli è invitato ad uscire da ogni forma di narcisismo e/o di egocentrismo.  Divenire persona vuol dire saper trovare un giusto equilibrio tra componente pulsionale e esercizio di libertà.  Chi si abbandona alte spinte di una sessualità istintiva, non finalizzata, non iscritta in un progetto di valori, perde la possibilità di realizzazione.

6. La persona dell’altro
Una sessualità egocentrica non prende sul serio la presenza dell’altro come persona, ma lo riduce facilmente ad oggetto di consumo o di scambio di condotte sessuali.  Occorre coltivare il rispetto della natura propria e delle esigenze che l’altro manifesta, se si vuole vivere una sessualità veramente sana e costruttiva di rapporti interpersonali sani.  Ciò impegna la persona a lavorare responsabilmente su se stessa per risolvere le proprie dinamiche di aggressività, di possessività, di sfruttamento e poter cosi instaurare con l’altro, in verità e in sincerità, un incontro autentico.
A volte
si tende a rendere l’altro meno “altro”, più assimilato a se stessi, distruggendo l’originalità propria ed esclusiva dell’altro come persona umana.  A questo riguardo l’etica esige una più marcata educazione al senso della tenerezza, del pudore, della discrezione, ‘virtu’ senza le quali la sessualità fa scaturire una nuova conflittualità.
Una
sessualità ridotta solo ad atti genitali ignora le esigenze più profonde della corporeità; costringe il corpo a divenire macchina produttrice di appagamento materiale e non luogo d’incontro gioioso e fecondo con l’altro.

UNA PEDAGOGIA PER LA SESSUALITA’
La sessualità si esprime in una pluralità di modi, non escluso quello del dono del cuore indiviso al Signore e alla gente, nel celibato o nella / verginità consacrata.
L’importanza di una pedagogia sessuale diventa oggi sempre più urgente, quanto più marcata è la pressione cui la persona è sottoposta da parte di diverse agenzie di persuasione.
Occorre allora educarci ed educare alla scoperta del potenziale affettivo-sessuale che si va sviluppando nella propria personalità; occorre integrare le diverse componenti della capacità di amare, non ultima quella che si potrebbe chiamare l’educazione dei sentimenti.  Questa educazione deve essere centrata sulla sottolineatura del
valore positivo del tema dell’amore, della corporeità, dell’attrazione sessuale, del rapporto interpersonale. Questo non vuoi dire che non debba essere messa in evidenza anche la serie del rischi delle minacce cui la sessualità è esposta, soprattutto per l’attacco banalizzante e designificante di una cultura superficiale ed irresponsabile, che, nonostante il conclamato appello alla liberazione, produce solo nuove forme di schiavitù.
L’educazione al senso dell’amore e alla sessualità deve essere dosata secondo il grado di crescita, di evoluzione e di responsabilità che la singola persona può esprimere.
L'uomo opera delle mani di Dio; anche la sessualità è opera del Creatore.
Sebbene essa, come tutta
intera la realtà creata viva nella drammaticità della storia che comporta evoluzione ed involuzioni, positività e negatività, minacce per la riuscita e desiderio di realizzazione, tuttavia è la modalità obbligata con cui ciascun essere umano vive nella storia, come soggetto attivo e responsabile.  Essa offre grandi possibilità di umanizzarsi, di umanizzare i rapporti, di rendere umana la convivenza degli uomini sulla terra.