La Legge Scout

                     

Tratto da un Articolo di Proposta Educativa

Anno XXVIII n.4 - 18 Febbraio 2002

di Federica Frattini

Perché una legge. Ogni tipo di convivenza presuppone resistenza di un qualche accordo che regoli le dinamiche interpersonali. L'ampiezza e la profondità degli ambiti toccati dall'"accordo" può essere molto variabile: la casistica varia da norme molto precise e vincolanti, codificate informa scritta, alle poche "abitudini", talvolta implicite, del gruppo di amici, ma che non per questo sono meno vincolanti. In questo inevitabile instaurarsi di prassi condivise trova la sua collocazione ogni legge.

Caratteristica comune di ogni "legge" è quella di delimitare gli ambiti del bene e del male, del lecito e del non lecito (anche solo per quel gruppo), per cui ogni legge porta in sé contemporaneamente anche l'aspetto del giudizio e della sanzione. E questo vale a ogni livello, per ogni tipo di rapporto, in qualsiasi situazione, ogni qualvolta norme e prassi consolidate non vengano rispettate.

I contenuti della Legge scout

Anche lo scautismo ha una sua legge, caratterizzata però da una serie di elementi propri ed originali.

La Legge scout è indubbiamente, come ogni altra legge, un patto che vincola chi in essa si riconosce, ma non è certamente una definizione di ciò che è o non è lecito, di ciò che è bene e di ciò che è male.

Si tratta piuttosto di "un complesso di valori messi in circolazione".

Per questo motivo anche il concetto di giudizio e di sanzione è estraneo alla Legge scout, che definisce invece le caratteristiche proprie di un certo tipo di uomo.

"Lo scout è un tipo di uomo su un modello chiaro. Si differenzia dagli altri. Non si proclama migliore, si differenzia. Guai a chi vuol fare degli scout dei buoni ragazzi allevati accanto ad altri, nella penombra delle sedi cattoliche, attorno ai biliardini e ai calcetti, ottimi per «dare il buon esempio» a quattro donnette in Chiesa o per sfilare alla processione patronale, lo Scoutismo non va ridotto!." (Baden Powell)

La condivisione dei valori va quindi di pari passo con la condivisione del "tipo di uomo".

"Ogni agire richiede una meta. Se faccio un tennis-club, devo pensare a racchette e scorpene, se invece un club velico avrò acqua e barche. Allora chiediamoci: perché si fa dello Scautismo? Per fare degli Scout, cioè dei tipi che abbiano un determinato profilo per tutta la vita" (Baden Powell)

Per fare questo la Legge scout non definisci ambiti comportamentali, ma indica una serie di “lo scout è” e “lo scout fa”.

Non esprime un giudizio di merito su ciò che è altro definisce un profilo.

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Dalla Promessa alla Partenza

La Legge scout è quindi una bussola che guida la costruzione di un sé scelto e condiviso nell’itinerario che si snoda dalla Promessa alla partenza.
“La Promessa è l'esplicitazione, ripetuta più volte nel corso della vita scout, della volontà comunicata agli altri fratelli e ai capi di voler scegliere una prospettiva di vita, di impegnarsi per una fase della propria vita ad avere la Legge come “stella polare” da cui trovare motivi per proseguire nella
direzione che lo scautismo propone, cogliendo tutti i segnali di eccessiva deviazione rispetto al percorso stabilito.

Questo gesto, che rivela coraggio e accettazione del rischio, rappresenta il punto iniziale di un percorso che nell’arco di alcuni anni porterà il ragazzo, giovane adulto, a dichiararsi pronto per una PARTENZA che chiude un ciclo preparatorio e apre quello in cui il confronto con la realtà richiederà qualità consolidate di discernimento; il simbolismo della forcola vuole evocare il bivio tra il bene e il male, non ammette sconti né sotterfugi. Non c’è posto, nella simbologia della partenza per il "ma" o il "forse" solo per il "si" o per il "no".

Non dobbiamo aver paura di questa schematizzazione poiché la trama delle relazioni con Dio e con gli altri è così ricca di episodi, di contatti, di esperienze, di senso dell’umorismo che il rischio del crociato “Dio lo vuole” è molto lontano dallo spirito scout.” (op.cit.).

Lungo questo percorso la Legge è un punto di riferimento forte col suo proporre un "essere" e un "fare" che scaturiscono dalla condivisione dei valori e dall’assunzione di responsabilità secondo una progressione personale coinvolgente e personalizzata.

La struttura positiva e “valoriale” non lascia quindi spazio a sensi di colpa e sanzioni, ma trasforma l’insuccesso, la coscienza di aver mancato, in una situazione precisa, l’obiettivo, in capacità progettuale per riprendere responsabilmente il percorso interrotto.