Chiamatemi Don Juan.

Gli staff ve li programmo io

                     

Tratto da un Articolo di Proposta Educativa

Anno XXX n.17 - 28 Giugno 2004

di Stefano Garzaro

 

Organizzare gli staff di unità per l'anno che viene, ovvero "II mercato delle vacche"  Sette buoni consigli per le Co.Ca.

Il mercato delle vacche

«No. Io in branco non ci vado».

«Che cosa? Adesso ce lo vieni a dire?».

«Aspetta, gli parlo io. Stammi a sentire: è il sesto incontro che facciamo per decidere gli staff dell'anno prossimo. Il quadro è quasi completo. Se molli tu, crolla tutto e chiudiamo il branco».

«Io in branco non ci vado, piuttosto non mi censisco più».

«Io lo so perché in branco non ci va. Perché credeva di andarci con Chil, e visto che Chil va in clan, gli è andato tutto a monte».

«Ma perché invece di accanirvi con quel Bignami di un essere umano non cerchiamo altre soluzioni?».

«E dove?».

«Fuori. Ho un'amica che potrebbe darci una mano».

«Per fare l'Akela? Sei pazzo. Che esperienze associative avrebbe?».

«Nessuna. Ma potremmo mandarla subito a un campo scuola».

«E daresti un branco in mano a una che nemmeno sa che cos'è lo scautismo?».

«E allora? Parli tu che sei entrato a trent'anni. E sei sempre lì a fare il Maestro dei Novizi. Capirai che scienza ci vuole».

«Hai già parlato a quella tua amica? Lo sa a che cosa va incontro?».

«No, lei non sa niente, ma se glielo chiedo io, vedrete che ci sta».

Questo dialogo è fittizio. Ma è verosimile, e trasuda iniquità da ogni parte: ricatto inquisitorio, perversione psicologica, incompetenza presuntuosa, falso in atti d'ufficio e maltrattamento degli animali.

Un dibattito simile - ne siamo certi - non si è mai svolto nella tua Comunità Capi. Non ti sei mai goduto perciò quello spettacolo, in epoca tardo-estiva, che va sotto il nome di mercato delle vacche e che serve a organizzare gli staff di unità per l'anno che viene: spostiamo Bagheera in reparto perché il capo-reparto ha l'Erasmus; in branco ci va il capo-clan, che sta lì ormai da sette anni ed è meglio che cambi aria; Bagheera lo fa Pasquale, che ha appena preso la partenza, ma gli mettiamo alle costole due rover esperti. E via peggiorando.

Sette aspirine per una Comunità Capi

• La lealtà

Sembrerà ingenuo, ma nei dibattiti più difficili è bene appellarsi ai massimi principi, quelli contenuti nella Promessa. Magari iniziando con la lettura di una citazione di B.-P. (ce n'è a dozzine, a tè la soddisfazione di trovare la più adatta). Chiediti: fai servizio perché credi nell'educazione, o per qualche interesse personale? Consideri i ragazzi e le ragazze delle persone verso cui provare affetto, o soltanto un'occasione per affermare il tuo carattere? Se sei sincero con tè stesso, lo sarai anche verso il tuo gruppo.

• La fedeltà

In Comunità Capi siamo legati da un patto reciproco non solo alla Promessa, ma anche al progetto educativo in cui sono stabiliti i grandi obiettivi del nostro gruppo. Il servizio di ognuno di noi è indispensabile a realizzare quel progetto. Le sue pagine non sono carta astratta, ma sono formate da tutte le persone, piccole e grandi, del nostro gruppo.

• La disponibilità

I contratti pieni di condizioni non servono: ci sto, ma soltanto se non mi mettete assieme a Gozzilla, perché da quella volta che ce le siamo date non gli voglio più parlare; d'accordo, farò il capo-unità, ma non mi parlate di campi scuola, incontri di zona e assemblee; il capo-unità no. mi spiace, ma metto a disposizione la mia esperienza per cui, quando è necessario, chiamatemi (ma chi mai verrà a chiederti qualcosa?).

Può darsi che tu sia abituato a fare il capo-reparto da anni, e che il tuo servizio sia molto buono. Ma quest'anno la comunità capi ti chiede di entrare in branco. I salti nel buio non ti piacciono, ma se giochi la scommessa potrai scoprire aspetti dello scautismo altrettanto entusiasmanti di quelli che hai già vissuto; oltre a salvare il tuo gruppo.

• II rispetto delle competenze

Non è una contraddizione con il punto precedente, ma occorre essere attenti a non forzare nessuno a un compito per cui non si è assolutamente portati, compito che sappiamo già verrà svolto male. E ciò soltanto per rispettare il principio che tutti devono essere pronti a tutto.

• La continuità

II servizio mordi e fuggì lascia la barca alla deriva. Programma gli impegni della tua stagione: non fare il grullo cicalando le serate dei primi quattro mesi in birreria con la scusa degli incontri di staff, per infilarti poi nel dramma dei quattro esami da preparare tra maggio e luglio: «Mi spiace, quest'anno al campo estivo non ci sarò, ho degli esami pazzeschi».

Se poi non fissi la residenza in uno staff per almeno tre anni, come fai a diventare un esperto educatore? Il primo anno ti serve a imparare, gli altri due a fare scintille. I contratti a mezzo termine lasciali a quei consulenti che, acchiappata la grana, non si faranno vedere mai più.

• II coraggio

Ci sono capi, specie tra i più giovani che hanno paura di diventare veri uomini e vere donne (in Agesci si dice "persone significative"). Chi è immaturo chiede sempre di essere coperto, e scambia la Comunità Capi per un superclan dove un adulto più adulto di lui (il tutor, il capogruppo, il responsabile regionale in pensione) gli fa da chioccia. Se c'è qui qualche capo-clan che condiziona rover e scolte a essere eterni cocchi di mamma, tolga il disturbo, per cortesia.

• L'umanità nei rapporti

La Comunità Capi non è un'azienda di manager in carriera, ma un gruppo di persone con carattere, esigenze, genialità e debolezze da rispettare. A che ti serve stendere dialetticamente al tappeto l'avversario con cui domani farai servizio?

Quei gran diplomaticoni dei capigruppo

Prima della battaglia di Lepanto, nell'ottobre 1571, il giovanissimo quanto intelligente ammiraglio della flotta cristiana don Juan d'Austria si trovò a coordinare i posti d'azione di veneziani, francesi, papalini, genovesi e spagnoli, che già in partenza si scambiavano complimenti del tono di traditore, pirata, marrano e così via. Il giorno che precedette la grande assemblea sul ponte dell'ammiraglia, per decidere le diverse tattiche, don Juan chiacchierò separatamente e con discrezione con tutti i capitani, chiedendo loro consigli strategici, senza tuttavia promettere niente a nessuno. In quel modo diede a ciascuno l'impressione di essere protagonista assoluto, evitando di creare pericolose gerarchie. La battaglia fu vinta in modo travolgente (anche se ci dispiace per le migliaia di persone che ci rimisero la pelle, di qualunque colore fosse). Don Juan era un ottimo capo-gruppo.

Tra i cento compiti codificati del capo-gruppo c'è anche la gestione dei programmi degli staff. Per chi ama parlar scautese, significa tenere sotto osservazione la continuità della progressione personale unitaria. Ciò a volte comporta essere cerniera tra persone e situazioni in conflitto. Ai campi scuola non sono previste lezioni specifiche di diplomazia, perché questa è una dote che va conquistata sul campo. Prima quindi di dar vita al mercato delle vacche, è bene che il capogruppo faccia un test sulla propria saldezza di nervi.