Tempo di accoglienza

Riservato al Consiglio Capi:

un pò di Esame di Coscienza

La tua squadriglia, il tuo reparto è accogliente?

Realizza il test, leggi l’articolo e discutine in Consiglio Capi.

              

Tratto da un Articolo di Avventura On Line

Ottobre 2001

di Dongio

 
Di questi tempi, ci si domanda spesso: come sarà l'accoglienza dei prossimi lupetti o coccinelle che passano in reparto? Qualcuno potrà pensare: domanda inutile! Le cose non si possono cambiare e chi non si adegua alle regole del reparto vuol dire che non è adatto alla vita avventurosa e "sensazionale" della branca E/G. E poi, che peso! È ora che i lupetti coccinelle escano dal loro guscio protettivo e diventino autonomi.
Il discorso, in generale, può essere accettabile ma domandiamoci:
1. Di quali regole stiamo parlando: della Legge Scout o delle consuetudini delle varie squadriglie. Queste ultime sono state vagliate e misurate, consolidate dall'uso negli anni e apportatrici di benefici o si creano di anno in anno a seconda della fantasia (a volte perversa) e dell'autoritarismo dei Capi Squadriglia?
2. In quanto tempo si può raggiungere l'autonomia? Non basta cambiare i simboli sull’uniforme per diventare un esploratore o una guida. Occorre un gruppo di persone già esperte della pista che accompagnino con pazienza, con dedizione e convinzione chi chiede di incamminarsi con loro.
 

La domanda iniziale può essere trasformata in tante altre perché molte cose importanti si giocano attorno all'accoglienza dei nuovi arrivati. Ecco qualche esempio: il reparto è educato all'attenzione e rispetto degli altri? - Quanti dei nuovi abbandoneranno per la poca attenzione ricevuta o, peggio, per torti o umiliazioni subìte? - Il reparto è proprietà dei Capi Squadriglia, dei Vice e di pochi altri o il ruolo di questi deve essere servizio a favore delle Squadriglie, del trapasso delle nozioni, della promozione del rispetto delle regole e della crescita di tutti gli individui? - A lungo andare resteranno i più prepotenti a passare in noviziato?
Inoltre possiamo dire che dall'accoglienza dei nuovi dipende il futuro e la sopravvivenza delle squadriglie e del reparto.
Cosa dice la Parola di Dio al riguardo? Certo la Bibbia non parla di reparto ma ci parla di forestiero, orfano e vedove, le categorie dei più poveri di quel tempo.
Potete trovare nei brani della Bibbia riportati in queste pagine la testimonianza di una fortissima attenzione e disponibilità nei confronti di queste persone in situazione di difficoltà. Questo è lo spirito cristiano: accorgersi di chi è "povero" e farlo diventare la persona più importante della nostra vita.
Problema: non si può sapere si i sedicenti poveri lo siano davvero, o meglio se abbiano davvero bisogno di quello che chiedono. Non é facile sapere queste cose e quindi aiutare in modo utile le persone, certamente, però, sappiamo che alcune persone (che, in genere, non si lamentano) povere lo sono davvero. Per esempio gli anziani soli, le famiglie con un solo stipendio e diversi figli, i lavoratori che perdono il posto a quaranta - cinquant'anni senza concrete possibilità di reintrodursi nel mondo lavorativo. Il forestiero strappato per motivi economici o politici (i rifugiati) al suo paese. Le persone sfruttate a tutti i livelli. Il "tossico" privo di un significato da dare alla sua vita. Il bambino abbandonato a se stesso dai genitori ed esposto a rischio di devianza. Ecc.
Fra queste categorie, certamente con caratteristiche meno drammatiche, possiamo mettere anche i lupetti/coccinelle che passano in reparto. Sono forestieri in un mondo nuovo, un nuovo modo di affrontare e vivere lo scautismo.
Se sono visti come quelli da far sgobbare al posto di tutti, quelli alle cui spalle divertirsi con scherzi più o meno cretini o con prese in giro più o meno offensive e umilianti, quelli a cui imporre violenze e vessazioni come ogni tanto purtroppo capita, non solo rimarranno forestieri, saranno anche vittime del razzismo di chi intende la sua autorità non come servizio, ma come possibilità di schiacciare gli altri sotto il peso della propria tracotanza ed ottusità. C'è da dire che se un Capo Squadriglia è così il suo Capo Reparto o è un inetto totale o, consapevolmente e quindi colpevolmente, lascia fare, dimostrando…
Se i nuovi arrivati, invece, sono attesi e ben accolti, aiutati a capire l'importanza che ognuno dia il suo contributo nel migliore dei modi, si sentiranno inseriti nella grande famiglia scout in modo più adulto rispetto al Branco o al Cerchio, cresceranno nella personalità, forniranno al reparto con le loro capacità quelle competenze che, magari, mancavano. Ben presto perderanno l'insicurezza di stare in mezzo agli altri esploratori/guide.
Se ci pensiamo, per un motivo o per l'altro, siamo tutti forestieri nella vita (cfr. il test di questa pagina). Allora… non conviene essere solidali, camminare e affrontare insieme i momenti più difficili e impegnativi della vita per scoprirne la sua, a volte nascosta, ma mai perduta bellezza?
Gesù ci insegna la carità. Ha dato la sua vita perché noi non fossimo forestieri, estranei al Regno del Padre. Impariamo da Lui che la vita è dono e sostegno reciproco. Questo messaggio, il Vangelo stesso, è stato tradotto in valori e concretizzato da B.- P. nella legge scout e nell'organizzazione della vita del reparto. Chi fa scelte contrarie a questi valori (accettazione degli altri, collaborazione, sostegno reciproco, servizio…) derivanti dalla volontà di Dio, anche se ha l’uniforme, è un'altra cosa rispetto agli scout.

Ricordiamoci piuttosto che si è scout sempre anche quando non si indossa l’uniforme. Le stesse considerazioni fin qui fatte valgono anche in classe, in famiglia con i fratelli, nel gruppo di amici.

Non si è scout per stare bene insieme ma per migliorare il mondo: l'essere scout in modo autentico è un dono prezioso per l'umanità intera.

Esodo 22,20-27
Deuteronomio 10,16-19
Deuteronomio 16,13 s
Deuteronomio 24,19-22
Matteo 25,31-40
Salmo 94