“SE IL MATRIMONIO NASCE DALL’AMORE E NOI GIÀ CI AMIAMO...
...A COSA SERVE SPOSARSI?”

Tratto da un Articolo del Notiziario della Regione Emilia Romagna 

"Il Galletto" del Settembre 2005

di   Don Danilo Manduchi (A.E. Emilia Romagna)

                       

Questa domanda emerge certamente da quelle coppie che scelgono la convivenza (che è un vincolo che vorrebbe avere la consistenza coniugale ma senza l’impegno della definitività: un “matrimonio per prova”) ma spesso traspare anche nella sensibilità di molte coppie che poi scelgono di sposarsi.

In questo caso il matrimonio è inteso allora come festa o, peggio, come “apparato romantico” (un giorno da favola!), oppure come riconoscimento sociale o, anche, come contratto.
Il senso cristiano del matrimonio, invece, è radicalmente diverso: esso è un atto che dà “forma” (=una configurazione reale e personale) all’amore dei due partner.
In primo luogo vi è l’amore dei due partner che deve essere il più possibile umanamente maturo (il tempo del fidanzamento serve ad affinare questa maturità). Quando umanamente l’amore è pronto, è maturo per essere sponsale? Quando ha tre caratteristiche:

Quando è relazione affettiva e dialogica di due Tu che diventano continuamente un Noi Quando è sintonia sui valori (= ciò che conta davvero per me) della vita: Quando è sessualità che esprime la totalità e definitività del dono reciproco, non la sola dimensione del piacere e neanche la sola dimensione della scoperta vicendevole

•l’altro/a ti piace per come è, per come ragiona, per come si muove, per come respira....

• lo hai scelto/a nella totalità di pregi e difetti

• trovate divertente divertirvi insieme

• ti sta a cuore il suo bene

• non sai pensare al tuo futuro senza di lui/lei sei passato da una “spontaneità” della vostra storia di coppia ad una tua libera obbedienza ad essa

• sei responsabile della tua decisione di amare proprio quell’uomo/donna lì

• ecc.

•il progetto di vita del tuo partner è diventato il tuo progetto di vita

•il ruolo dell’uomo nella coppia

•il ruolo della donna nella coppia

• il rapporto con le famiglie di origine

• la concezione del lavoro

• il rapporto col denaro

• il rapporto col tempo

• l’educazione dei figli

• il rapporto con la fede

• ecc.

• trovarsi reciprocamente attraenti

•piacere di stare insieme

•capacità di sorprendersi e di precedersi nelle attenzioni reciproche

•comunicazione

•desiderio di generare la vita

•ecc.


La parola chiave riassuntiva di un amore sponsale umanamente maturo è definitività della scelta reciproca. Per non soffrire e per non far soffrire.

Per non dover dire: “Scusa tanto ma mi sono sbagliato/a!

Per non sentirsi dire: “Ti sei preso gioco di me, della mia vita investita del tutto nel rapporto con te !“ Accenno solo, qui (non è questo l’argomento dell’articolo), che è per questa ragione che la sapiente pedagogia della Chiesa chiede la astensione dai rapporti sessuali prematrimoniali: per non anticipare un’esperienza tanto coinvolgente —e impegnativa- senza una certezza di definitività e bellezza del rapporto. Quando si è pronti per il matrimonio.... si è pronti (=maturi, nel giusto atteggiamento di dono di sé, responsabili, ecc.) per i rapporti sessuali.
Ma non è neanche soltanto questa scelta definitiva il senso del matrimonio cristiano.

In secondo luogo, infatti, attraverso il sacramento del matrimonio, su questo amore umanamente maturo, s’innesta la presenza di Cristo. Attenzione: Cristo non è solo il testimone dell’amore dei due coniugi; Lui ne è la sorgente! A lui che ha amato sino al dono totale di sé, i due coniugi chiedono quella capacità di amare senza misura che essi desiderano. Sposandosi all’altare essi riconoscono che il fondamento del loro amore è la grazia di Dio, da cui ogni amore prende origine e in cui ogni amore trova compimento.
Ne è sorgente dando al loro amore una "forma", una modalità particolare così come una bottiglia quadrata da una forma diversa rispetto ad una bottiglia rotonda al medesimo litro d’acqua. Mettere il proprio modo di amarsi in Cristo quali caratteristiche particolari dona ai due coniugi che lo pongono a fondamento della loro unione? Credo siano riassumibili a tre:
1. la caratteristica della gratuità (cioè amare per primo e non perché te ne viene un contraccambio; nel rito è simboleggiato dal consenso e dallo scambio degli anelli);
2. la caratteristica della fedeltà (cioè amare ogni giorno con l’entusiasmo del primo giorno; nel rito è simboleggiato dai confetti, oltre che dal consenso e dallo scambio degli anelli);
3. la caratteristica della fecondità (cioè amare sapendo generare amore intorno a sé; è infatti possibile anche essere egoisti in coppia; nel rito è simboleggiato dal riso, oltre che dal consenso e dallo scambio degli anelli);
Caro lettore, se ci pensi, né gratuità, né fedeltà, né fecondità sono categorie umanamente “logiche”. Vengono a noi solo dalla logica di Cristo che supera e converte quella del mondo. Lui da “forma” all’amore dei due coniugi.

In terzo luogo dall’incontro tra Cristo e l’amore dei due coniugi nasce una realtà nuova: la Sua presenza reale- sulla terra. Il sacramento dell’amore manifesta l’Amore. Guardando due sposati cristiani ciascuno deve poter dire: “Cristo esiste e vive oggi! lo l’ho incontrato in via... nel modo di amarsi di due persone che lì abitano: un modo di amarsi gratuito, fedele, fecondo! Puro come quello di Cristo che ama l’uomo fino a dare la vita”.

A me pare allora che spesso la concreta consapevolezza che abbiamo del matrimonio non sia quella bellissima che Cristo ha consegnato alla sua Chiesa, bensì quella mutuata da un mondo che, al massimo — troppo spesso
— riesce ad accedere al senso del rapporto di coppia solo come “festa che funziona finché funziona” o, peggio, come “contratto nel quale scambiarsi favori reciproci”.